Tra le dolci vette rigogliose della Sabina, si nascondono delle affascinanti grotte carsiche. Il corso di un fiume alluvionale ha creato un suggestivo percorso sotterraneo utilizzato anche nella Preistoria. Un’enorme voragine si spalanca nel fianco della montagna, come una gigantesca bocca affamata.
L’interno delle Grotte di Val de’ Varri sembrava buio, ma una passerella di legno si addentra in profondità nella gola rocciosa accompagnata da faretti che squarciano l’oscurità con una gentile luce arancione. Tra denti di roccia, alcune piccole spirali grigio chiaro ammiccano alla luce della torcia, come astri luminosi.
Erano i primi di ottobre del 2018, l’estate era finita bruscamente. Pioveva da giorni. Le strette strade collinari della Sabina erano coperte di rami e fango. La vegetazione era ancora rigogliosa e solo a novembre l’autunno avrebbe iniziato a colorare le foglie. Non fosse stato per l’aria fresca che tirava a quegli 850 metri di altitudine, avremmo osato definire tropicale quell’atmosfera. Umidità alle stelle, verde ovunque, cielo grigio, strade tortuose e infinite, abitazioni assenti per chilometri. La Sabina pareva essersi trasformata nella giungla del Vietnam.
Abbiamo seguito la guida fino all’imboccatura della grotta. La passerella si snoda sotto la roccia come un serpente di fianco alle acque del Rio Varri, accompagnando il turista fino all’enorme voragine dell’entrata. Non abbiamo potuto fare a meno di notare quanto quella creazione della Natura fosse bella già dall’esterno. Sembrava la bocca spalancata di un dinosauro.
Al centro visite delle Grotte di Val de’ Varri siamo stati felici, ma non stupiti, di scoprire di essere gli unici visitatori. Con la cupezza della fine della bella stagione, chi avrebbe avuto voglia di affrontare la campagna uggiosa per raggiungere delle vuote grotte rinunciando al divano? Solo noi. Ma c’era un motivo che ci spingeva ad affrontare quel viaggio: avevamo scoperto che nella grotta erano state trovate delle piccole incisioni rupestri preistoriche.
Proprio l’erosione esercitata da milioni di anni dalle acque ha portato alla formazione di quel complesso sotterraneo. E, nel caso delle Grotte di Val de’ Varri, è più entusiasmante seguire il percorso del rio, che si separa in vari rami per poi riabbracciarsi nel Salone della Confluenza, che osservare le pur sempre curiose stalattiti, stalagmiti e la rara forma a vela. L’acqua si fa portatrice di vita e morte persino per le rocce: all’interno dell’inghiottitoio sono presenti aree fossili, dove l’acqua non passa più e le concrezioni non sono più in crescita, e aree attive in continua evoluzione. Spettacolare la camera con il soffitto adornato dalle cosiddette “macchie di leopardo”, particolari formazioni calcaree generate dall’umidità, rare quanto alcune specie di pipistrello che abitano quei cunicoli.
Solo pochi passi dentro la bocca, e la ragazza che ci guidava ci ha mostrato tre piccolissime incisioni alcuni metri sopra la nostra testa. Cerchi, semicerchi concentrici, spirali. Rappresentazioni in miniatura di forme di energia, deducibili dalle ondine sovrapposte. E quali fonti di energia potevano essere più importanti e venerabili degli astri, per le antiche popolazioni di agricoltori e pastori, le quali scandivano la vita secondo i ritmi dell’Universo? Magari in passato ricoprivano la volta della grotta, come migliaia di stelle nel cielo. Certamente, la dimensione ridotta delle incisioni è controbilanciata dalla straordinarietà dei simboli.
Non si conosce ancora la datazione dell’arte rupestre di Val de’ Varri. Confrontandola con arte simile presente in Italia (tra cui le incisioni rupestri di Coren delle Fate in Valcamonica) e in Spagna, sembra trattarsi di Eneolitico. Ma è accertato che la grotta fu frequentata da pastori e allevatori solo dalla Media Età del Bronzo, come testimoniano i frammenti di ceramica ritrovati insieme ai resti di animali.
Mai ci era capitato di trovare degli astri preistorici dentro una grotta. Solitamente siamo abituati a vedere scene di caccia, animali di buon auspicio, figure umane impegnate in rituali religiosi. Solo due mesi dopo avremmo intrapreso un viaggio in automobile da Roma alla Cantabria per visitare i complessi di grotte dipinte più famosi del mondo, tra i quali Altamira. Grazie Val de’ Varri per averci donato questo primo assaggio di arte rupestre e di averci insegnato che migliaia di anni fa, quando la vita si faceva dura, anche gli antichi cercavano conforto nel cielo e nell’armonia della danza delle stelle.
Le Grotte di Val de’ Varri sono una meta poco turistica ma di grande valore storico e naturalistico.
Sono facilmente raggiungibili
Se volete fare una gita fuori porta, allora è la scelta giusta, ne sarete abbagliati come dal chiarore di stelle luminose. Vi consigliamo di visitarle durante le stagioni piovose, così da ammirare il bellissimo fiume Varri penetrare nella caverna e animarla con la sua melodia. Siamo certi che ne sarete entusiasti.
In fondo alla galleria, dove si tuffa la cascata del rio, con una torcia elettrica la ragazza ha illuminato un’incisione lontana sulla parete di sinistra. Era più grande, ma sempre dello stesso stile. L’eccitazione è stata surclassata da un’emozione ancora più travolgente, alla vista dell’imboccatura della grotta da cui eravamo scesi. Una nebbiolina volteggiava sul ruscello e si mescolava con il verde del muschio e con le scure pareti frastagliate, disegnando un’immagine degna delle caverne del Vietnam.
Come arrivare?
Le grotte sono facilmente raggiungibili sia dalla SP26 da o verso Leofreni e sia dalla Strada della Pastoranza. La traversa è stretta ma asfaltata e agibile. Si raggiunge un centro visitatori recintato con tanto di area pic-nic e parcheggio erboso.
Se volete fermarvi per godere del paesaggio rilassante e i sapori genuini della Sabina, i paesini limitrofi (come Leofreni, Nesce, Castelluccio e Pescorocchiano) hanno sia ristoranti, sia bar e sia strutture in cui dormire.
L’Azienda Agrituristica “La Fonte dell’Acero” è immersa in un idilliaco contesto rurale con ottimi prodotti locali e un servizio rilassato, volto a farvi godere di ogni portata.
A Nesce, al B&B “La Casa della Fonte da Franca” sarete accolti dalla dolcezza della Signora Franca che vi delizierà con la sua cucina d’altri tempi sia a colazione e sia a pranzo/cena.
Cosa mangiare e dove alloggiare?
Info utili...
Le Grotte sono aperte nei festivi e nei weekend dal 25/04 al 31/07 e tutti i giorni dall’01/08 al 31/08.
Le visite: – la mattina con primo ingresso alle 10:00 e secondo ingresso alle 11:30; – il pomeriggio con primo ingresso alle 15:00 e secondo ingresso alle 16:30.
I biglietti: – intero €10,00; – ridotto €8,00; – gratuito per bambini da 0 a 5 anni e per le persone diversamente abili.
N.B.: le Grotte hanno una temperatura costante di 10°, un’umidità del 95° e sono raggiungibili tramite una scalinata di 200 gradini, pertanto munitevi di giacca e scarpe chiuse antiscivolo. La visita è sconsigliata (ma non vietata) a persone affette da problemi cardiaci, polmonari e motori.
È possibile anche partecipare a una visita speleologica per scoprire il corso del fiume sotterraneo. Per maggiori informazioni, consigliamo di visitare il sito delle Grotte di Val de’ Varri.
La Sabina è una regione che ci dona sempre una sensazione di pace, grazie ai suoi luoghi naturalistici e spirituali. Non manca, però, la storia, con i diversi castelli e borghi che si nascondono nella sua vegetazione rigogliosa.
Tra i vari possiamo sicuramente citare il Lago del Salto e il Lago del Turano: due luoghi davvero suggestivi sia a livello naturalistico e sia a livello storico-culturale.
Nei pressi del Lago del Salto si possono fare bellissime escursioni alla scoperta della Rocca di Beatrice Cenci, del Castello di Poggio Vittiano, la Rocca di Poggio Poponesco e della Grotta di Filippa Mareri.
Nei dintorni del Lago del Turano, invece, si può passeggiare per Castel di Tora e il borgo fantasma di Monte Antuni, o arrivare fino a Posticciola per un giro nel borgo e un piccolo trekking che conduce al Ponte Romanico.
L’elenco dei luoghi è davvero lungo e piano piano li andremo ad approfondire tutti in articoli dedicati.

