Sulle tracce dell’Homo Sapiens: la Grotta del Romito

Se si studia Storia o si leggono testi divulgativi generici, si scoprirà che la nostra specie si è trasformata in “soli” quattro milioni di anni. Inoltre, si impareranno a conoscere le nostre attività e le nostre abitudini ancestrali, il luogo di origine dei nostri antenati e i loro stanziamenti principali: si parlerà dell’Africa per l’Australopithecus, dell’Australia e del Nord Europa per l’Homo Neanderthalensis, della Spagna e dell’America per l’Homo Sapiens. Nessuno però approfondisce la conoscenza di quei luoghi in cui gli ominidi si stanziarono per millenni e in cui lasciarono reperti e tesori incommensurabili. Uno di quei luoghi è proprio l’Italia. Sì, avete capito bene. In Italia esistono diversi siti preistorici antropici nelle regioni più inaspettate: dalle incisioni alle pitture rupestri, le necropoli, grotte e ripari, i dolmen e, perfino, alcune impronte di piedi.

Ma prendiamo una cosa alla volta. Ci trasferiremo per qualche minuto in Calabria, una delle regioni più sottovalutate dal punto di vista storico. Qui, sulla coda spinosa degli Appennini, tra il Massiccio del Pollino e la Riserva Statale Valle del Fiume Lao, si nasconde una grotta. La si raggiunge percorrendo una stradina montuosa con una bellissima panoramica sulla variopinta catena appenninica. Lasciata la macchina nel parcheggio del sito, si intraprenderà un sentiero in discesa che attraversa un boschetto e arriva a un riparo preistorico di colore bruno-rossiccio. E lì, riparato da quell’ombrello naturale, un masso grigio inciso.

Grotta del Romito a Papasidero in Calabria in Italia
Il riparo preistorico

Stiamo parlando della Grotta del Romito

Grotta del Romito a Papasidero in Calabria in Italia
Incisione preistorica del bos primigenius

Si tratta di un sito preistorico risalente al Paleolitico superiore e che in epoca medievale venne utilizzato come romitorio, da qui il nome “romito”. Questa incisione in particolare è una delle più antiche in Italia e una delle più importanti in tutta Europa.

Grotta del Romito a Papasidero in Calabria in Italia
Sepolture a fossa con le repliche degli scheletri rinvenuti

Potete ben immaginare la nostra emozione da buoni appassionati di preistoria. Ogni passo che ci avvicinava al riparo era un fremito al cuore. Ogni parola della guida un brivido alla schiena. Alla fine, ci siamo fermati di fronte a una staccionata, in prossimità dell’accesso alla grotta. Su un lato della passerella, le repliche di due coppie di scheletri di Homo Sapiens ci davano il benvenuto, avvinghiate in un ultimo abbraccio eterno. Siamo rimasti a bocca aperta, senza riuscire a dire altro se non: “pazzesco”. Ci trovavamo di fronte a sepolture comprese tra 15000 e 10000 anni fa! Lì, sdraiati al suolo, c’erano i nostri antenati, le ossa interamente conservate. C’erano sepolture a fossa della fine del Paleolitico e sepolture del Paleolitico superiore medio deducibile dal ricco corredo funerario.

Tra gli scheletri, uno in particolare ha attirato la nostra attenzione: era più piccolo rispetto agli altri, ma era stato sepolto insieme a un altro corpo. La guida ci ha spiegato che non si trattava di un bambino, come avevamo supposto, bensì di un uomo probabilmente affetto da nanismo. All’epoca, ci ha detto, persone con malformazioni fisiche venivano assistite e integrate nel gruppo. Un aspetto sociale che denota una grande umanità. Un’umanità che non ci si aspetterebbe da un passato “animalesco”, paragonando la nostra visione sempre arretrata del passato alla nostra concezione del presente “avanzato”. Pare che all’epoca ogni membro fosse fondamentale alla crescita e allo sviluppo della comunità, che la salute e il benessere di tutti fossero necessari alla sopravvivenza.

Grotta del Romito a Papasidero in Calabria in Italia
Due corpi sepolti insieme, quello in basso affetto da nanismo

Eravamo già soddisfatti così, ma ci attendeva ciò per cui eravamo arrivati fino a lì. Ci siamo avvicinati all’ingresso della caverna. Non è servito aguzzare la vista: l’incisione era lì, enorme e dettagliatissima, e ci guardava col suo meraviglioso occhietto di pietra. È un Bos primigenius, un bovide estinto che popolava gran parte dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa fino al 1627 d.C., uno dei pochi animali preistorici giunti fino all’epoca moderna.

Segni preistorici incisi sulle pareti del riparo
L’interno della Grotta del Romito

Le domande sono sorte spontanee: perché questa incisione era stata scolpita proprio a ridosso dell’entrata? Aveva un qualche scopo rituale? Poteva essere un totem a protezione del clan? Tutto era così suggestivo da catapultarci indietro nel tempo. Il fruscio degli alberi che somigliava al canto del fiume Lao – utilizzato già in età paleolitica come via di comunicazione e di approvvigionamento del cibo –, il richiamo degli uccelli, l’umidità che gocciolava dalle pareti e dal soffitto rocciosi. Il luogo emanava vibrazioni ancestrali e primitive che ci facevano quasi sentire il bisogno di accendere un falò e praticare riti intorno alle fiamme scoppiettanti. Non sappiamo per quanto siamo rimasti in contemplazione, le spiegazioni della guida si confondevano con la nebbia di ricordi primordiali. Riuscivamo persino a vedere “l’uomo” intento a incidere quella roccia, magari era proprio uno dei corpi sepolti nel sito.

La guida ci ha esortati a entrare e, una volta nella grotta, ci siamo messi a curiosare un po’ ovunque. Ci siamo affacciati su una sezione di scavo ancora in corso: altri frammenti d’ossa spuntavano dal terreno come lombrichi bianchi. Quelle ossa sono sopravvissute a così tanti mutamenti geologici che la nostra mente non riesce neanche a immaginarli. Stando al loro cospetto è inevitabile riflettere su quanto noi e i nostri problemi siamo piccoli di fronte all’immensità e all’inesorabilità del Tempo e dell’Universo. Ci affanniamo per niente, dimenticandoci di vivere e creare una comunità solidale. Trovarsi di fronte a evidenze tanto antiche e alla loro storia fa capire che oggigiorno abbiamo perso di vista il nostro scopo principale: l’essere “umani”.

Replica di sepoltura paleolitica a fossa

Se siete in Calabria e siete alla ricerca di una risposta ai vostri turbamenti, o se state solamente passando lì le vacanze e avete voglia di qualcosa di “diverso”, non lasciatevi scappare questa opportunità. Lo staff della Grotta del Romito sarà contento di guidarvi. Ed è un modo per rimanere ancorati al “qui e ora” e goderlo appieno. In più, potrebbe capitarvi di dare un passaggio a una delle guide turistiche fino al borgo più vicino, come è successo a noi, e di imparare dai suoi racconti usi e costumi, fatti e misfatti di Papasidero, invogliandoci a visitare i suoi vicoli e il suo santuario incastonato nella roccia a strapiombo sul fiume Lao: il Santuario di Santa Maria di Costantinopoli. E perché non passare la notte nei dintorni del borgo, in una baita del B&B Lao nel Parco Nazionale del Pollino, come abbiamo fatto noi?

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